UNIVERSITA’: REVOLUTION IN FRANCIA
TAGLI E CONTESTAZIONI IN ITALIA
Amedeo Esposito
Parigi, 1 nov. - L’occhio ci va ai titoli di tutti i giornali francesi esposti nelle rivendite: “Révolution all’università”.
“Siamo in buona compagnia”, ci diciamo. Finché non leggiamo nei sottotitoli: la Francia investe 10 miliardi di euro in 5 anni in dieci sue università d’eccellenza.
Sul velato “Corriere della sera”, venduto all’estero, il titolo di apertura è invece: la Gelmini taglia 8 miliardi di euro in tre anni alla scuola compresa l’università.
La notizia francese in Italia è stata quasi del tutto ignorata, sembra per evitare paragoni tra le pur belle e piacenti Valérie Pécresse e Maria Stella Gelmini, entrambe “ministre” dell’istruzione e degli studi superiori e dell' università.
La Francese ha potuto con orgoglio lanciare la sfida scientifica del XXI secolo delle dieci università prescelte; mentre l’Italia ha annunciato sì, un nuovo modello universitario italiano, ma con tagli al Fondo di finanziamento degli atenei e trasformazione degli stessi in Fondazioni private (dei tagli alla scuola secondaria non parliamo).
Pécresse, l’11 luglio scorso, rese noti i “10 siti di eccellenza (università)” scelti da una commissione di otto personalità internazionali (un prefetto emerito, un fisico, un astrofisico, un economista, un rettore di università americana, un rettore di università canadese, il rettore emerito del Collége de France, il Direttore generale di Accor).
La Commissione internazionale ha impiegato appena due anni per la scelta delle università francesi a ciascuna della quali va un miliardo di euro. Ha “promosso” solo una delle università esistenti a Parigi, scegliendo poi le eccellenze fra gli atenei delle varie province, in particolare di quelle del Sud-ovest del Paese (nessuna in quelle del Nord-ovest).
Singolare è stato il modo con cui sono stati reperiti i dieci miliardi di euro: la metà con la cessione, da parte dello Stato, del 3% si Edf (la loro Enel), l’altra metà graverà per 5 anni sul bilancio ordinario dello Stato.
Si dirà: ma l’Enel francese ha le centrali nucleari: mentre quella italiana ha i bacini idroelettrici che non assorbono solo acqua, ma anche tanti euro.
La verità – a nostro avviso – è che il populismo e il ritorno alle decisioni forti ed irrevocabili (che tanto evocano il Ventennio) portano la “bellezza” della Gelimini verso l’involuzione del sapere italiano, quella della Pécresse è invece tutta tesa al bello del futuro dei giovani francesi.
Non è cosa da poco!
“La bellezza salverà il mondo”, esclama Dostoevskij.
Quella di cui parliamo in Italia dev’essere “beltà o suggestione”, altrimenti le nostre università sarebbero già salve.
